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Enoteca Acqui "Terme e Vino"

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Brachetto d'Acqui

brachetto

Il vino più strettamente legato al nome di Acqui

Dolcetto d'Acqui

dolcetto

Il vino dal colore rubino intenso

Strevi Passito

passito

Colore giallo oro, tendente all'ambrato..

Albarossa

albarossa

Colore rosso intenso con riflessi che denotano ...

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Brachetto d'Acqui

L’omonimo vitigno da cui è ottenuto ha fatto nascere parecchi problemi agli ampelografi perché molto spesso è stato confuso con altre varietà. Il fatto che almeno due diverse varietà di uva prendessero lo stesso nome fu messo in evidenza da Giuseppe Di Rovasenda, che nel suo “Saggio di un’Ampelografia Universale” rilevava l’esistenza di due “Brachetti”ben distinti, uno del Nizzardo, a sapore semplice, e uno del Piemonte, a sapore moscato. Il Brachetto di Nizza Marittima fu descritto anche da Giorgio Gallesio, che però lo definì dotato di “un aroma particolare”. Altri riferimenti alle uve del Nizzardo fanno pensare che pure in quella regione vi fossero almeno due varietà di Brachetto delle quali una a sapore semplice e l’altra a sapore aromatico. La confusione delle denominazioni del vitigno rende difficile seguire la storia di questo vino partendo dalle sue origini.

I primi riferimenti all’uso del vino Brachetto in Piemonte risalgono agli inizi del 1700. I vini consumati dai nobili dell’epoca erano sovente quelli provenienti dai territori sabaudi di Nizza. Tra questi si trovano citati Moscato e Brachetto. Il vino Brachetto che proveniva da Nizza era probabilmente un vino liquoroso, analogo a quello presentato dal Gallesio all’inizio del 1800, quando dichiarava che il Brachetto è “un’uva gentile che s’impiega unicamente per comporne un vino liquore, il quale riesce squisito e rende celebre il contado di Nizza, ma che si fa in poca quantità …”

Nel 1862 Leopoldo Incisa della Rocchetta pubblicò il suo primo catalogo relativo a “105 Varietà di Uve”. A proposito del Brachetto scrisse:”originario del Nizzardo; da lungo tempo coltivato nell’Astigiana, ove attualmente si potrebbe dire indigeno”. Aggiunse ancora che il vitigno dava “uva pregiata per la vinificazione” e “vino squisito per bottiglia”. I suoi pregi vinicoli incoraggiavano a provarne l’impianto.

Nel 1875, P. Demaria e C. Leardi rilevavano in provincia di Alessandria un’importazione di ceppi di Brachetto provenienti da Nizza Marittima, uguali a quelli che in epoca anteriore erano stati impiantati. Nella loro descrizione parlavano di “uva con sapore profumato e speciale aroma”.

Alla fine del 1800 i riferimenti al Brachetto come uva tipica dell’Acquese si moltiplicano. Più tardi confermano la sua importanza il Prof. Giovanni Dalmasso, Giuseppe dell’Olio e Paolo Ricci, membri della Commissione per lo studio dei principali vitigni italiani ed uve da vino. Agli inizi il Brachetto era utilizzato essenzialmente per la produzione di vini secchi “superiori”. Alla fine del 1800 era considerato uno dei vitigni piemontesi più adatti alla spumantizzazione.

A partire dai primi anni del 1900 la grave crisi che colpì i mercati l’invasione della fillossera contribuirono alla riduzione della coltivazione di questo vitigno. Si impiantarono al suo posto varietà più resistenti e di maggior produzione.

A partire dagli anni ’60 cominciò a manifestarsi una ripresa dei mercati. Riprese in Piemonte l’elaborazione di vini spumanti rossi di alta gamma.

Il Brachetto d’Acqui riguadagnò successo. Per proteggere la produzione tipica dell’Acquese, nel 1969, fu concessa la DOC, seguita dalla DOCG nel 1996 per le tipologie rosso e spumante. La DOCG “Brachetto d’Acqui” deve essere ottenuta esclusivamente con il vitigno Brachetto d’Acqui, chiaramente individuato da studi compiuti presso il Centro di Studio per il Miglioramento Genetico della Vite – CNR Torino.

Denominazione di Origine Controllata c Garantita: D. M. 24 aprile 1996.
I vini a DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" nelle tipologie tappo raso e spumante devono essere ottenuti da uve prove-nienti da vigneti composti esclusivamente dal vitigno "Brachetto".
Le uve destinate a produzione dei vini DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" devono essere prodotte nella zona di produzione: Provincia di Alessandria: interi territori dei comuni di Acqui Terme, Terzo, Bistagno, Alice Bel Colle, Strevi, Ricaldone. Cassine, Visone; Provincia di Asti: interi territori dei comuni di Vesime, Cessole, Loazzolo, Bubbio, Monastero Bormida, Rocchetta Palafea, Montabone, Fontanile, Mombaruzzo, Maranzana, Quaranti, Castel Boglione, Castel Rocchero, Sessame, Castelletto Molina, Calamandrana, Cassinasco, nonché Nizza Monferrato limitatamente alla parte di territorio situato sulla destra del torrente Belbo.
La resa massima di uva ammessa per la produzione dei vini a DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" non deve essere superiore a q.li 80 per ettaro coltura specializzata. La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 70%.

II vino a DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
•    colore: rosso rubino di media intensità e tendente al granato chiaro o rosato;
•    odore: aroma muschiato, molto delicato, caratteristico;
•    sapore: dolce, morbido, delicato;
•    titolo alcolometrico volumico totale minino: 11,5% di cui almeno il 5% in alcol svolto.

La DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" è anche usata per designare il vino spumante naturale ottenuto con mosti o vini che rispondono alle seguenti caratteristiche:
•    spuma: fine, persistente;
•    limpidezza: brillante;
•    colore: rosso rubino di media intensità e tendente al granato chiaro o rosato;
•    odore: aroma muschiato, molto delicato;
•    sapore: dolce, morbido, delicato, caratteristico;
•    titolo alcolometrico volumico totale minimo:  12% di cui almeno il 6% in alcol svolto.

Di sapore amabile, con un notevole contenuto di zuccheri naturali derivati direttamente dall'uva e un tenore alcolico assai modesto, il Brachetto d’Acqui DOCG, è un vino da dessert tra i più gradevoli ed eleganti sia in versione classica che spumante.
Si beve giovane, quando esprime tutta la fragranza dell'uva: nel suo profumo persistente si colgono nitidamente i sentori di rosa bulgara e di frutta e il suo sapore è fresco, brioso, muschiato.
Classico o spumante, le due tipologie si differenziano solo per il loro contenuto di bollicine e si possono servire e abbinare allo stesso modo: scegliere l'uno o l'altro, dipende esclusivamente dai gusti personali e dalle opportunità.
Il Brachetto d’Acqui DOCG si può conservare al massimo per un paio d'anni in ambiente piuttosto fresco e buio, per non cancellare anzitempo l'allegra freschezza che è all'origine del suo successo e del crescente gradimento tra i consumatori.
Le bottiglie di spumante, protette dal classico lappo a fungo, si possono conservare coricate: quelle a tappo raso, con il loro contenuto lievemente frizzante, è preferibile tenerle in piedi.

BICCHIERE
La coppa è il bicchiere ideale nel quale il Brachetto d’Acqui DOCG esprime tutta la sua aromaticità.
La versione spumante si può servire nel flute, anche se la sua carica di profumi non ha bisogno di essere concentrata nella piccola imboccatura.

TEMPERATURE DI SERVIZIO
Il Brachetto d’Acqui DOCG, tappo raso o spumante, va bevuto ben fresco, tra gli 8 e i 12 gradi centigradi. Si può immergere la bottiglia nel secchiello del ghiaccio oppure tenerla in frigorifero prestando attenzione che la temperatura non scenda sotto gli 8 gradi: il freddo eccessivo non blocca soltanto profumi e sfumature aromatiche ma evidenzia anche il contenuto tanninico del vino.

ABBINAMENTI
L'abbinamento più tradizionale del Brachetto d’Acqui DOCG, con il dessert a fine pasto o a meta pomeriggio, e con la pasticceria secca, in particolare quella piemontese: paste di meliga, torcetti, brutti e buoni, novellini, pavesini, krumiri, savoiardi e soprattutto con gli Amaretti d'Acqui.
E' anche insuperabile con la frutta non molto acida, in particolare fragole, lamponi e pesche gialle di cui esalta sorprendentemente il sapore.
Come tutti i vini aromatici è delizioso con i dolci da forno.
Nella versione spumante, viene proposto talvolta come aperitivo, da solo o audacemente abbinato a qualche stuzzichino. Si accompagna piacevolmente anche con la frutta secca: noci, nocciole, mandorle, pistacchi, fichi.

IN CUCINA
Il Brachetto d’Acqui DOCG può essere utilizzato per la preparazione di macedonie di frutta, classico soprattutto l'abbinamento con fragole e pesche, e per arricchire gelatine. La sua aromaticità lo rende adatto anche ad entrare come ingrediente nelle ricette di svariati dessert, dallo zabaione alla bavarese, dalle crostate ai sorbetti.
E' molto apprezzato anche al bar: il tipo spumante è infatti una buona base, miscelato con spremute di frutta, per freschissimi e dissetanti long drink.

Disciplinare di produzione - Brachetto d'Acqui DOCG
D.M. 24 aprile 1996.

Riconoscimento della denominazione di origine controllata e garantita dei vini "Brachetto d'Acqui" o "Acqui"

Articolo 1.
La denominazione di origine controllata e garantita"Brachetto d'Acqui" o "Acqui" é riservata ai vini che rispondono ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
I vini a DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" nelle tipologie rosso e spumante devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti esclusivamente dal vitigno Brachetto.

Articolo 3.
Le uve destinate alla produzione dei vini a DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" devono essere prodotte nella zona di produzione appresso indicata:
Provincia di Asti: interi territori dei comuni di Vesime, Cessole, Loazzolo, Bubbio, Monastero Bormida, Rocchetta Palafea, Montabone, Fontanile, Mombaruzzo, Maranzana, Quaranti, Castelboglione, Castel Rocchero, Sessame, Castelletto Molina, Calamandrana, Cassinasco, nonché Nizza Monferrato limitatamente alla parte di territorio situato sulla destra del torrente Belbo;
Provincia di Alessandria: interi territori dei comuni di Acqui Terme, Terzo, Bistagno, Alice Bel Colle, Strevi, Ricaldone, Cassine, Visone.

Articolo 4.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve ed ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità. Sono pertanto da considerarsi idonei unicamente i vigneti collinari di giacitura ed orientamento adatti, i cui terreni marnosi siano di natura calcareo-argillosa.
I sesti di impianto, le forme di allevamento (in controspalliera) ed i sistemi di potatura (corti, lunghi e misti) devono essere quelli generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve o del vino.
Per i nuovi e futuri impianti, sono da intendersi idonei esclusivamente i vigneti con una densità di almeno 4.000 viti ad ettaro.
E’ vietata ogni pratica di forzatura.
La resa massima di uva ammessa per la produzione dei vini a DOCG "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" non deve essere superiore a q.li 80 per ettaro di coltura specializzata.
Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata devono essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, fermi restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
La regione Piemonte, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, può stabilire di anno in anno, prima della vendemmia, un limite massimo di produzione o di utilizzazione diverso da quello fissato dal presente disciplinare.
La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 70%. Qualora tale resa superi la percentuale sopra indicata, ma non oltre 75%, l'eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine controllata; oltre detto limite percentuale decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il prodotto.

Articolo 5.
Le operazioni di ammostamento delle uve per la produzione dei vini di cui all'art, 1 devono essere effettuate nell'interno della zona di produzione così come delimitata dal precedente art. 3.
Tuttavia tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell'intero territorio delle province di Asti, Alessandria e Cuneo.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 10%.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche.
L'aumento del titolo alcolometrico volumico minimo naturale delle partite di mosto o del vino destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" devono essere ottenute esclusivamente mediante concentrati di mosto di uve Brachetto provenienti da vigneti iscritti all'albo o di mosto concentrato rettificato.
Le partite destinate alla spumantizzazione per la produzione del vino a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui", da effettuarsi con il metodo della fermentazione naturale in autoclave o in bottiglia, devono essere ottenute da mosti o vini aventi le caratteristiche di cui al presente disciplinare di produzione.
Le operazioni di elaborazione di detti mosti o vini, per la produzione dello spumante, devono essere effettuate nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo.
E’ vietata, per i vini a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui", la gassificazione artificiale parziale o totale.

Articolo 6.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino di media intensità e tendente al granato chiaro o rosato;
odore: aroma muschiato, molto delicato, caratteristico;
sapore: dolce, morbido, delicato;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% di cui almeno il 5% in alcool svolto;
estratto secco netto minimo: 18 per mille;
acidità totale minima: 5 per mille.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui", nella tipologia sopra descritta, all'atto dell'immissione al consumo può essere caratterizzato alla stappatura del recipiente da uno sviluppo di anidride carbonica proveniente esclusivamente dalla rifermentazione che, conservato alla temperatura di 20° centigradi in recipienti chiusi, presenta una sovrapressione dovuta all'anidride carbonica in soluzione non superiore a 1,7 bar.
La denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" è anche usata per designare il vino spumante naturale ottenuto con mosti o vini che rispondono alle condizioni del presente disciplinare di produzione in ottemperanza alle norme vigenti sulla preparazione degli spumanti.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" nella tipologia spumante all'atto dell'immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
- spuma: fine, persistente; limpidezza: brillante;
- colore: rosso rubino di media intensità e tendente al granato chiaro o rosato;
- odore: aroma muschiato molto delicato;
- sapore: dolce, morbido, delicato, caratteristico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12% di cui almeno il 6% in alcool svolto;
estratto secco netto minimo: 18 per mille; acidità totale minima: 5 per mille.
E’ facoltà del Ministero delle risorse agricoli, alimentari e forestali - Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, con proprio decreto, modificare i limiti minimi sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto secco netto.

Articolo 7.
Alla denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione ivi compresi gli aggettivi "superiore", "extra", "fine", "scelto", "selezionato" e simili.
E’ tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente.
Nella designazione della denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" è consentito l'uso di indicazioni geografiche che facciano riferimento a comuni, frazioni, località comprese nella zona di produzione di cui all'art. 3 purché le uve provengano totalmente dalle corrispondenti aree geografiche o toponomastiche.
Tale possibilità è esclusa per la tipologia spumante.
E' consentita l'indicazione dell'annata di produzione delle uve purché veritiera e documentabile.

Articolo 8.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" devono essere immessi al consumo in bottiglie aventi le caratteristiche di seguito specificate e munite di appositi contrassegni applicati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza l'inattivazione del contrassegno stesso.
Il vino a denominazione controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" non spumante deve essere immesso al consumo nelle bottiglie corrispondenti ai tipi previsti dalle norme nazionali e comunitarie e chiuso con tappo di sughero marchiato indelebilmente "Brachetto d'Acqui" o "Acqui". E’ vietato per tale tipologia l'uso del tappo a fungo e della gabbietta.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita "Brachetto d'Acqui" o "Acqui", nella tipologia spumante, deve essere confezionato nel caratteristico abbigliamento dello spumante e deve essere immesso al consumo in bottiglie aventi le seguenti capacita: ml 187; ml 200; ml 375; ml 750; litri 1,5; litri 3; litri 4,5.
Le bottiglie di cui al comma precedente devono essere chiuse con tappo di sughero a fungo marchiato indelebilmente "Brachetto d'Acqui" o "Acqui" nella parte che resta esterna alla bottiglia. Per bottiglie con contenuto nominale non superiore a ml 200 è ammesso altro dispositivo di chiusura adeguato.

 

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A tavola e nel bicchiere.
15 febbraio 2015 ore 15-23

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